I mostri del passato

Se fosse stato una persona qualunque e non il presidente del Parlamento europeo forse non ci avremmo nemmeno fatto caso. La la carica istituzionale che riveste Tajani e le falsità che ha detto meritano una rinfrescata alla memoria.  Non sarò noioso, vi cito solo un bell’articolo del Fatto Quotidiano. Ma quanto ero uno studente universitario, per lo studio dell’esame di storia dell’agricoltura mi imbattei nella vicenda di 150 sindacalisti veronesi uccisi a manganellate nei campi di Verona perché si erano opposti alla riduzione del 50% della paga delle donne contadine. Questo era ed è il fascismo, Vero Tajani..?

Blog | Caro Tajani, ecco cosa hanno fatto davvero Mussolini e il fascismo – Il Fatto Quotidiano

Blog | Caro Tajani, ecco cosa hanno fatto davvero Mussolini e il fascismo – Il Fatto Quotidiano

Non è la prima volta che il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani richiama inopportunamente aspetti del passato. Il 10 febbraio a Basovizza ha lanciato il suo “w l’Istria italiana, w la Dalmazia italiana”. Forse gli è sfuggito che è stata l’Italia a invadere la Jugoslavia macchiandosi di crimini di guerra a Lubiana e nei …

Source: www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/15/caro-tajani-ecco-cosa-hanno-fatto-davvero-mussolini-e-il-fascismo/5039119/

Politiche Sociali

POLITICHE SOCIALI

Durante questa legislatura verranno discussi i termini precisi del cosiddetto  TTIP, CETA,  (trattati per la partnership transatlantica di libero scambio con USA, Canada) che mirano a dare  mano libera alle multinazionali concedendo loro la possibilità di  ottenere dei risarcimenti per eventuali mancati introiti da parte di Stati attenti alle politiche sociali che si opponessero a pratiche commerciali delle multinazionali non rispettose dei diritti sociali o ambientali dei vari paesi europei. In questo senso sarebbe un suicidio eleggere al parlamento europeo deputati di partiti ultraliberisti convinti che le imprese europee per essere competitive nel mercato globale debbano abbassare i livelli di protezione sociale in Europa, e che sono collusi con le grandi multinazionali, banche d’affari e centri di potere economico.
Invece bisogna battersi per un “Social Compact” che miri al benessere dei cittadini e dei lavoratori, non alla massimizzazione dei profitti dei grandi gruppi  industriali finanziari ed energetici, che comprenda anche una strategia europea per il Reddito di Cittadinanza, l’esportazione dei diritti dei lavoratori europei anche nei paesi emergenti, invece che la rassegnazione all’abbassamento dei diritti in Europa. Gli unici candidati che hanno delle strategie precise per un Social Compact Europeo sono quelli del M5S. Gli aspetti sociali in Europa però non si esauriscono solo con queste tematiche. Una attenzione particolare va posta contro le politiche di sfruttamento umano Europeo e non europeo, dove oltre il 30% della popolazione europea lavora ma è povera.  Il metodo che ha misurato questo livello di povertà lavorativa, che io chiamo sfruttamento è il Metodo Gini  vedi link esercitazione-3-2015-04-13-12-36-39

Il quale ha determinato i seguenti risultati a livello europeo e che vanno superati con delle politiche sociali lavorative sovranazionali e non liberiste.

Cresce nell’Ue il numero di persone che pur lavorando vivono sotto la soglia di povertà

Cresce nell’Ue il numero di persone che pur lavorando vivono sotto la soglia di povertà

Tra i Paesi europei Italia al quinto posto in termini percentuali e addirittura al primo in termini con oltre tre milioni di cittadini in difficoltà

Source: www.eunews.it/2018/03/16/lavoratori-rischio-poverta-unione-europea/102658

Euro non euro

Si è un bel dubbio amletico. Credere nell’Europa unita non vuol dire credere in una valuta ge4stita da una banca con statuto privato, l’euro. Non sono io la persona forse giusta per dirlo ma se fosse la  Germania a dirlo? In cosa hanno sbagliato i padri dell’euro?

  1. L’euro non viene prestato ai paesi che lo adottano come valuta, ma alle banche private, quindi i paesi devono andare sul mercato secondario ad acquistare una valuta che se la producessero loro non costerebbe nulla. In questo modo invece costa ed anche cara, viste le bizzarrie del mercato valutario.
  2. L’entrata nell’euro ci è costata una rivalutazione di 600 lire mentre la Germania è entrata 1 marco un euro. Questo significa meno competitività dei prezzi per le produzioni italiane
  3. Entrando nell’euro avremmo dovuto fare come gli Stati Uniti d’America, ho ripartire equamente il debito pubblico fra tutti i paesi oppure cancellarlo.
  4. Sarebbe dovuto entrare in vigore un sistema fiscale uguale per tutti i paesi dell’euro.  Invece i più ricchi sono sempre più ricchi.
  5. infine Prodi che prometteva benessere e ricchezza per tutti, anzi, prometteva “si lavorerà tutti un giorno in meno”, dov’è colui che ci  ha portato nell’euro ora? Dovrebbe pagare lui i danni alla nostra economia provocati dall’euro. No?

ecco cosa è realmente successo:

Euro, studio tedesco: “La Germania ci ha guadagnato più di tutti. Per gli italiani perdita di 73mila euro pro capite” – Il Fatto Quotidiano

Euro, studio tedesco: “La Germania ci ha guadagnato più di tutti. Per gli italiani perdita di 73mila euro pro capite” – Il Fatto Quotidiano

La Germania e i Paesi Bassi hanno tratto enormi benefici dall’euro nei vent’anni trascorsi dalla sua introduzione, mentre per quasi tutti gli altri membri la moneta unica ha rappresentato un freno alla crescita economica. E l’Italia è il Paese in cui la moneta unica ha avuto i maggiori effetti negativi: senza l’euro, tra 1999 e …

Source: www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/25/euro-studio-tedesco-la-germania-ci-ha-guadagnato-piu-di-tutti-per-gli-italiani-perdita-di-73mila-euro-pro-capite/4996163/

Davvero indecenti

Non posso non commentare questo articolo, che a mio avviso è un paradosso. I danni che provocano i motori diesel dei camion alla salute umana, secondo voi, sono compatibili con un regolamento che parte dal 2030 per ridurne il 30% delle emissioni? No , questa Europa proprio non va bene.

Riflessioni a campo aperto sull’Europa

Qualcosa non funziona nell’Europa ed è evidente. il 26% della popolazione europea lavora ed è povera. Uno di questi aspetti più caratteristici è sicuramente quello che siamo in una istituzione estremamente liberista e che sta o vuole smantellare i welfare dei vari paesi europei per compiacere delle lobby speculative.  Non si spiegherebbero altrimenti le assurdità dette dai vari esponenti della Commissione Europea sul bilancio e DEF Italiano. Il debito pubblico Italiano. Partiamo da qui.  La BCE una banca privata a cui abbiamo regalato la nostra sovranità monetaria in cambio di balle spaziali di stabilità economica, di benessere per tutti generato dalla vendita dei titoli di debito del nostro paese in un mercato protetto dall’euro. Cose mai realizzate anzi. Forse non lo sapete  ma la BCE crea e può creare denaro dal nulla,  e lo regala a costo zero alle altre banche private, le quali speculano in borsa e prestano a noi, inteso come paese Italia il denaro ad interessi che loro si inventano ogni giorno con le loro stesse menzogne.  Menzogne perché? Perché l’Italia ha più depositi in banca di tutti gli altri Paesi europei,  3 volte il nostro debito pubblico, perché la BCE potrebbe emettere valuta a chiudere tutti i debiti dei paesi dell’area euro in un secondo e non succederebbe nulla anzi si creerebbe quella tanto agognata inflazione che i miopi burocrati tanto desiderano e cercano e che considerano sana per una economia di mercato. Puff e la crisi sarebbe finita. Perché non lo fa? Semplice i debiti hanno degli interessi che nel tempo raddoppiano o triplicano il debito pubblico e diventa una storia infinita, un sanguisuga che nutre un sistema mafioso fatto di banche che ormai hanno solo bolle speculative in corpo, finto denaro per finta ricchezza.

Quindi cosa si dovrebbe fare? ( sempre tenendo ben chiaro che non si può fare tutto in un giorno). Vi sono molte soluzioni

  1. riformare le istituzioni ed i trattati europei ponendoli sotto il giudizio ed elezioni dei cittadini. Rendere obbligatorio  un referendum popolare per l’approvazione di un trattato o nuovo trattato europeo
  2. l’economia è solo una parte dell’Europa, per i cittadini applicare interamente il trattato di Maastricht, operando anche la libera circolazione in Europa dei lavoratori del pubblico impiego.
  3. Ovviamente, se eletti i rappresentati del governo europeo, dovrebbero avere più poteri in comunione con il parlamento europeo. Ovvero controllare la BCE, ovvero decidere le strategie politico sociali e il welfare dei paesi europei.
  4. considerare il benessere dei cittadini come metro di valore e crescita e non il PIL
  5. mantenere le promesse fatte dal consiglio di Lisbona nel 2000 e nel 2010, eliminare la povertà e il tenore di vita della popolazione Europea.

 

Quindi:

ritengo giusto che i trattati fondativi della UE siano riscritti su basi completamente diverse, per garantire l’esercizio della sovranità popolare, che include come uno degli elementi prioritari la sovranità monetaria»

Oggi, infatti, l’UE è evidentemente governata da «organismi non democratici e palesemente strumento degli interessi della finanza internazionale».

A cominciare da “Europa al bivio: Più Europa o più nazionalismo?” dello scorso 10 ottobre sino al più recente “Superare Lisbona, riformare le istituzioni e l’euro“.

«Non basta opporsi all’attuale UE, né tanto meno all’Euro come moneta unica – tuttavia –. Dev’essere chiaro una opposizione non significa ritornare indietro, ma significa veramente andare avanti, cioè oltre l’ipocrisia di un’Unione ch forse e non è mai esistita in quanto tale e verso un’unione vera».

L’obiettivo rimane, per me, infatti, sempre quello «della Nazione Umana Universale. come l’ideale di un mondo di pace e armonia, senza frontiere». Una utopia da raggiungere, attraverso successivi necessari passi intermedi quali quelli della «armonizzazione e cooperazione tra stati nazionali».

 

Fine della crisi Greca? No davvero

Oggi si parla ovunque dell’uscita della Grecia dalla crisi. Non è così anzi. La Grecia è passata dal 126% del debito pubblico del 2009 al 180% di oggi. Ma allora perché sarebbe fuori dalla crisi? Perché ha venduto tutto quello che aveva alla Germania.

Ecco come la Germania si è comprata quasi tutti gli aeroporti della Grecia – TPI

Ecco come la Germania si è comprata quasi tutti gli aeroporti della Grecia – TPI

DA SAPERE

Source: www.tpi.it/2018/02/27/germania-compra-aeroporti-grecia/

Programmi e Politiche Europee

Da 30 anni di lavoro nell’ambito dei programmi comunitari e le politiche Europee, prima come Coordinatore della Fondazione Europa Italia per l’Innovazione delle PMI e poi come coordinatore della rete di Scuole Permanente Polo Europeo della Conoscenza www.europole.org  dove gestisco circa 20 Progetti europei all’anno ed oltre ad essere in 4 Network Europei  ho messo in atto negli ultimi anni protocolli di collaborazione con Spagna, Turchia, Lituania, Macedonia, India, USA e molti altri paesi. Il mio compito è quello di supervisionare i progetti, partecipare ai vari meeting europei ed extra europei, fare le scelte politiche della rete, organizzare circa 30 eventi formativi sul territorio Nazionale, partecipare a conferenze sulle tematiche inerenti, organizzare e tenere corsi di formazione tematici e organizzare una conferenza internazionale all’anno. Gli aspetti che ho curato maggiormente negli ultimi 20 anni di attività in ambito europeo sono statti quelli legati al mondo degli ultimi, poveri, immigrati, orfani, disabili, emarginati, discriminati ecc. Attraverso i progetti europei ho portato 12.000 insegnanti a confrontarsi in Europa ed aprirsi a nuovi approcci culturali e forme pensiero. Per me l’Europa ha rappresentato e tutt0ra rappresenta un sogno di integrazione, di apertura culturale, di innovazione e solidarietà. Purtroppo o per fortuna nella mia carriera ho anche fatto il redattore  giornalista sull’euro per una società di Milano La Business Press, incaricata dal Ministero dell’economia italiana dell’epoca, Carlo Azeglio Ciampi e dalla Commissione Europa in collaborazione con la TIN ora TIM e scrivevo 20 articoli alle settimana sull’euro e l’entrata dei paesi europei nell’euro. Ho così avuto la possibilità di conoscere in modo approfondito le dinamiche della Moneta Unica ed i suoi molteplici problemi. Il vero problema della moneta unica, a mio avviso non è il signoraggio, cioè il guadagno nell’emettere valuta e distribuirla al suo valore nominale, perché questi capitali rientrerebbero poi, ed i condizionale è d’obbligo, attraverso la Banca centrale italiana ( se questa fosse nazionale e non privatizzata al 95%). Spesso mi chiedo perché non rinazionalizzarla, renderebbe, solo con il signoraggio circa 40 miliardi di euro all’anno allo stato Italiano. Il vero problema è che la BCE non permette agli stati dell’euro di accedere direttamente ai prestiti  di denaro della BCE, attualmente a tasso 0, ma li obbliga andare a chiedere soldi per finanziarsi, avendo perso la sovranità monetaria, sul mercato finanziario secondario. Cosa vuol dire? Rendere un paese ricattato dalla banche e dalla grandi aziende finanziarie speculative del mondo.  Come? Semplice. Lo Stato ogni anno deve andare ad elemosinare dai privati ma sopratutto dalla banche, ovvero da chi ha uno scopo puramente di lucro, i soldi ( attraverso titoli di stato , bot cct, ecc) per finanziare i suoi servizi, scuola, sanità ecc. che non hanno uno scopo di lucro. Ogni sociologo ben sa che nessun paese riesce a finanziare il welfare solo con le tasse, ma deve usare “l’arma” dell’emissione di valuta per finanziare i servizi. Quindi il nostro paese non potendo emettere valuta, e dovendo chiedere molto denaro con poche garanzie avendo un debito pubblico alto, è ricattato dal famoso spread determinato dalle banche e dalla finanza mondiale, che è il tasso di interesse da pagare per il prestito ottenuto, a cui non interessano il servizi e il welfare di un Paese ma solo il pure sterile profitto personale.  Da qui parte la scala in discesa verso  la fine della società equa e solidale, dal lavoro sempre più alienante e accelerato, alla corsa suicida ai consumi.  L’unico modo che abbiamo per fermare questa autodistruzione dell’umanità è la cultura, è l’educazione, che non possono per loro stessa natura seguire i ritmi della finanza  e della tecnologia. L’educazione non l’istruzione, badate bene, è un processo lento, di relazioni e interazioni. Da qui il mio impegno di persona prima che di sociologo ed europeista per il mondo dell’educazione e della ricerca.

Ambiente

AMBIENTE 1

  • Politica ambientale europea:

Secondo i trattati (articolo 4 TFUE) l’ambiente è una competenza concorrente tra UE e stati membri. 2

Le prime azioni europee nel campo ambientale apparvero per la prima volta nei primi anni ’70, quando una serie di principi operativi, in seguito inseriti nei trattati europei, furono sviluppati soprattutto con lo scopo di evitare che molteplici e diverse norme nazionali a tutela dell’ambiente avessero un’influenza negativa sul mercato comune.

All’ambiente tuttavia verrà attribuito lo status di vera e propria politica della Comunità solo con il Trattato di Maastricht (1992). Finora lo strumento legislativo maggiormente utilizzato dall’UE in campo ambientale è la direttiva.

Dal 1973 l’UE adotta un Programma d’azione per l’ambiente. Lo scorso novembre 2012 la Commissione europea ha proposto il Settimo Programma d’Azione per l’Ambiente3, che contribuirà a diffondere una comprensione comune delle principali sfide ambientali e delle misure da adottare per affrontarle in maniera efficace in vista del 2020. Il Programma riconosce che l’UE è in ritardo per quanto riguarda numerosi obiettivi ambientali e climatici. È necessario dunque fare di più per migliorare lo stato dell’ambiente e pervenire ad una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Il documento, inoltre, fissa un’agenda strategica per le politiche ambientali e individua gli obiettivi prioritari da realizzare.

La politica ambientale è un’area in cui il supporto pubblico per un’azione europea è grande. Inoltre, l’arena europea si configura come la più adatta per affrontare una serie di sfide ambientali di livello internazionale.

Bisogna dire infine che molte leggi nazionali a protezione dell’ambiente sono state imposte da direttive europee che hanno così contribuito ad aumentare gli standard ambientali nazionali a vantaggio di tutti noi (per esempio la prima legge organica sulla tutela delle acqua del 1999 o la disciplina penale concernente la tutela dell’ecosistema imposta dalla direttiva 2008/99/CE).

  • Obiettivi & principi:

Con il Trattato di Lisbona, in vigore dal 1 dicembre 2009, l’art. 191 ribadisce che la politica dell’Unione in materia ambientale è fondata sui principi dello sviluppo sostenibile, della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio del chi inquina paga.

Per quanto riguarda gli obiettivi della politica ambientale europea, invece, essi sono: la salvaguardia, la tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente; la protezione della salute umana; l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali; la promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell’ambiente a livello regionale o mondiale.

  • Procedure decisionali:

La maggior parte della legislazione europea si adotta attraverso la procedura di co-decisione (art. 192.1 TFUE). Tuttavia, l’unanimità è ancora applicata in relazione alle disposizioni fiscali, alle misure che incidono sulla pianificazione urbana e rurale, alle misure relative alla gestione delle risorse idriche e all’uso del suolo (con il eccezione della gestione dei rifiuti – articolo 192,2 TFUE). Comunque, il Consiglio, su proposta della Commissione europea e previa consultazione del Parlamento europeo, del Comitato economico e sociale e del Comitato delle Regioni, può decidere all’unanimità anche in questi settori di passare alla procedura legislativa ordinaria (articolo 192.2 secondo comma TFUE – “clausola passerella”).

  • Principali attori:

DG Ambiente, Agenzia europea per l’ambiente, Commissioni Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento europeo, Consiglio Ambiente, Banca europea per gli investimenti, Stati Membri e relative agenzie esecutive, industrie, cittadini, organizzazioni ambientaliste, altri portatori d’interessi.

  • Elementi critici:

Ritardo o mancata implementazione della legislazione ambientale da parte degli Stati Membri, soprattutto dell’Italia.

Secondo l’ultimo Internal Market Scoreboard4, l’annuale rapporto della Commissione europea che fotografa il recepimento della legislazione europea negli ordinamenti nazionali, l’Italia si posiziona agli ultimi posti in Europa per le norme comunitarie relative all’ambiente (vedi direttiva per la responsabilità ambientale, inquinamento dell’aria, gestione dei rifiuti, acqua) e trasporti, anche con lo sforamento del limite massimo di ritardo fissato in due anni con successivo processo di infrazione che può concludersi anche con sanzioni pecuniarie. Questo avviene spesso a causa delle risorse economiche necessarie o dei bassi standard ambientali da cui il Paese parte. Nel 2012 l’Italia ha il secondo peggior primato per quanto riguarda il numero di procedure d’infrazione nel campo della legislazione ambientale a suo carico (25, di cui ben 8 casi in cui il Paese non ha rispettato la sentenza della Corte di Giustizia, con la conseguenza che la Commissione ha portato l’Italia nuovamente davanti alla Corte per eventuali sanzioni pecuniarie come previsto dall’articolo 260 del TFEU)5.

Certo, gli eurodeputati attraverso lo strumento delle domande scritte indirizzate alla DG Ambiente e il PE attraverso lo strumento della petizione (art. 227 TFUE), attraverso il quale la Commissione “Petizioni” del PE può chiedere alla DG Ambiente di investigare su certi casi a suo nome, possono contribuire al “legal enforcement” della legislazione ambientale comunitaria.

La pressione delle grandi lobby industriali, degli interessi privati e della malavita sulle agenzie nazionali e locali preposte all’implementazione ed esecuzione delle normative europee nel campo ambientale, ma anche talvolta nella definizione della stessa politica ambientale a livello europeo (Commissione europea).

La sovrapproduzione normativa che spesso crea confusione e un quadro normativo non coerente con altre politiche affini (politica energetica, clima, industria in primis).

I costi di implementazione della legislazione ambientale europea (soprattutto per le PMI).

Il disastro della politica europea sui bio-carburanti (di prima generazione) Vedi scheda sulla Politica europea dei Trasporti.

  • Possibili aree di intervento “a 5 stelle”:

  • Acque costiere: protezione dell’ambiente e dell’ecosistema marino e delle coste (inclusi i danni potenziali causati dal turismo e dalle attività di pesca e industriali insostenibili).

  • Acque interne, superficiali, sotterranee e di transizione: salvaguardia degli ecosistemi acquatici, azione per prevenire l’abbassamento delle falde acquifere e del loro inquinamento, garantire l’uso efficiente della risorsa idrica garantendone una buona qualità per tutti (acqua pubblica), necessità di raccogliere maggiori dati sul consumo (diretto o indiretto) dell’acqua nell’UE, azione per prevenire e/o mitigare problemi di siccità/allegamenti in concomitanza con il problema del riscaldamento globale.

  • Aria: ridurre le emissioni ( dei gas ad effetto serra: CO2 – diossido di carbonio-, N2O – ossido di azoto-, CH4 – metano – e CFC – clorofluorocarburi-) soprattutto in settori come i trasporti e l’agricoltura in cui molto è ancora da fare.

  • Suolo: fermare il degrado e la cementificazione del suolo fertile (anche attraverso la ripresa della direttiva quadro sulla protezione del suolo che è ferma al Consiglio dal 2006 per volontà di alcuni grandi stati membri, Germania in primis).

  • Natura & Biodiversità: sostenere e preservare la biodiversità, lotta agli OGM (anche nella politica agricola comune e nella politica commerciale – vedi TTIP), creazione di una rete europea di parchi nazionali (aree naturali protette), lotta alle ecomafie, introduzione del reato di ecocidio (cioè il danneggiamento estensivo, la distruzione o la perdita dell’ecosistema di un determinato territorio) nella legislazione europea.

  • Rifiuti: sfruttare la revisione della direttiva CE/2008/98 sui rifiuti per portare avanti la strategia dei “rifiuti zero” lottando contro l’incenerimento dei rifiuti e le discariche, ridurre l’impatto dei rifiuti sull’ambiente attraverso una politica della R&I che promuova l’innovazione del prodotto e di organizzazione (e che coinvolga anche il consumatore finale con azioni di sensibilizzazione mirate) per abbattere e tendenzialmente annullare l’impatto dei rifiuti sull’ambiente, una politica industriale che consenta alle industrie di utilizzare in maniera sostenibile i rifiuti come risorsa nei loro processi produttivi,

  • Sostanze chimiche: proteggere il cittadino e l’ambiente da sostanze chimiche pericolose (in particolare il mercurio) e conoscere meglio i potenziali rischi dei nano-materiali, rivedere la direttiva per gli standard sulla qualità ambientale dell’acqua (prevedendo delle misure per un progressivo phase-out per le sostanze più pericolose), rafforzare accordi internazionali sulle sostanze chimiche e sui rifiuti (Rotterdam, Stoccolma e Basilea).

  • Industria: aumentare responsabilità dell’industria in caso danno ambientale, garantire una maggiore trasparenza all’accesso dei dati conservati dalle industrie in tema di rispetto della legislazione ambientale, rafforzare la Direttiva europea sulla responsabilità industriale per i danni ambientali.

  • Inquinamento acustico: migliore applicazione direttiva 2002 sull’inquinamento acustico (migliore controlli e indicazione/definizione soglie minime di intervento stabilite a livello europeo).

  • Produzione e consumo sostenibili: promozione della produzione e del consumo sostenibile soprattutto all’interno dei contesti urbani e del concetto di Smart Cities and Communities .

  • Rifiuto del TTIP: questo accordo porterebbe all’abbassamento del livello di protezione dei consumatori e dell’ambiente attualmente garantito dalla legislazione europea. Il diritto europeo infatti si basa sul principio di precauzione (un prodotto potenzialmente dannoso, anche se non si hanno prove scientifiche certe, per l’ambiente e la salute non puo’ essere prodotto e commercializzato da un’industria) mentre secondo a legislazione americana il divieto di produzione e la commercializzazione di un prodotto puo’ giungere solo se il regolatore pubblico dimostra che scientificamente quel prodotto è dannoso). La Commissione stessa6, inoltre, ha riconosciuto apertamente che il TTIP intensificherà ulteriormente la pressione sull’ambiente, dato che in qualsiasi scenario si tenga in considerazione, il TTIP aumenterà la produzione, il consumo e la circolazione di beni a livello internazionale.

2 In questo settore, sia l’Unione sia gli Stati membri possono legiferare. Questi ultimi possono esercitare la loro competenza nel caso in cui l’Unione non abbia esercitato la sua o rinunci ad esercitarla. Gli Stati membri possono inoltre chiedere alla Commissione di abrogare un atto legislativo adottato in uno di questi settori condivisi al fine di garantire meglio il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità (dichiarazione n. 18 allegata al trattato di Lisbona). Questo significa anche che l’UE può fissare delle regole generali a completamento o accompagnamento dello spazio unico. Inoltre, come per tutte le altre competenze condivise, la norma comunitaria è giustificata solo laddove vi è un interesse europeo. L’Unione fissa allora gli orientamenti, i principi, gli obiettivi e, se necessario, le regole comuni e le norme minime; gli Stati sono responsabili della loro trasposizione dettagliata nell’ordinamento giuridico interno.

6 ‘Impact assessment report on the future of EU-US trade relations’, Strasburgo, Commissione europea, 12 Marzo 2013, sezione 5.8.2

Sanità e servizi Europei

L’Europa è decisamente povera e non coerente nei suoi principi quando si parla di sanità. Infatti non parla di sanità gratuita per tutti anzi, lascia carta bianca a tutti i paesi di muoversi in contraddizione con la possibilità di spostarsi in qualsiasi paese europeo ed ottenere dei servizi gratuiti.  Leggete qui: Sanità europea

Link

Contro la guerra e l’uso delle armi per qualsiasi motivo resto perplesso alla decisione del 3 Luglio 2018 del parlamento europeo.

Brussels/Roma, 3 Luglio 2018
Oggi il Parlamento europeo ha adottato il “Programma europeo di sviluppo industriale per la difesa” (EDIDP) proposto dalla Commissione Europea nel giugno 2017, come precursore dell’imminente Fondo europeo per la Difesa. Sono molto preoccupato per l’adozione di tale programma che andrà direttamente a sovvenzionare l’industria degli armamenti. Accettando l’EDIDP, il Parlamento Europeo accetta sancisce il passaggio di paradigma dell’UE verso una sicurezza basata sulle armi (“hard security”) e con risposte principalmente militari a problemi complessi, nonché un’eccessiva influenza del complesso militare-industriale sugli sviluppi politici dell’UE. Le stesse società ed aziende che hanno accompagnato e consigliato l’UE in questo percorso potranno essere i principali beneficiari di questo finanziamento. “Più armi non porteranno la pace, ma porteranno solo a più rifugiati. Dovremmo fermare il commercio di armi che costringe le persone a fuggire”. Questo programma sposterà ogni anno almeno 500 milioni di euro del bilancio globale UE 20192020 verso lo sviluppo di nuove armi invece di aiutare i poveri

Il Parlamento Europeo permette un nuovo passo verso la militarizzazione dell’UE

Il Parlamento Europeo permette un nuovo passo verso la militarizzazione dell’UE

Il Parlamento Europeo permette un nuovo passo verso la militarizzazione dell’Unione Europea e lo sviluppo di armi controverse

Source: www.retedellapace.it/2018/07/il-parlamento-europeo-permette-un-nuovo-passo-verso-la-militarizzazione-dellunione-europea-e-lo-sviluppo-di-armi-controverse/