PERCHE’ NON CREDIAMO SIA UTILE IL TAV

COORDINAMENTO NO-TAV BRESCIA VERONA

17.03.2019 GIORNATA AL SANTUARIO

PERCHE’ NON CREDIAMO SIA UTILE IL TAV

Non c’è solo la Torino Lione che ci preoccupa e che sembra il problema N. 1 in Italia oggi, quando ci sono migliaia di km a binario unico e pendolari che al lavoro ci arrivano in due ore al mattino e due ore al ritorno.

C’è un altro progetto devastante, costoso ed inutile: la linea Alta Velocità Brescia-Padova. 5 miliardi e mezzo che pagheremo tutti noi italiani per far risparmiare 13 minuti a chi viaggia da Milano a Venezia, e che servirà al 5% della popolazione mentre il 95% continuerà a non avere i treni che sono veramente necessari alle esigenze quotidiane di lavoro e di studio.

Sappiamo che anche per questa tratta, l’analisi COSTI BENEFICI è negativa. Già nel 2017 il Prof. Ponti nel suo studio indipendente dava risultati impietosi e anche la Corte dei Conti Europea con una ricerca partecipata da scienziati di vari stati europei, pubblicata nel 2018, dichiarava che l’Alta Velocità non è utile sempre e dovunque, ma è doveroso valutare il territorio che attraversa, il numero di stazioni che è necessario toccare, le risorse finanziarie del paese che lo realizza, il beneficio reale ai cittadini che usufruiscono del servizio.

Oggi tra Milano e Venezia viaggiano 160 convogli tra regionali, alta velocità e merci! La capacità della linea storica esistente è di 230 treni e senza spendere un euro in più potremmo potenziare di un terzo il traffico su ferrovia. Nel frattempo aspettiamo la pubblicazione dell’analisi realizzata dal team di Ponti.

L’alternativa valida all’Alta Velocità è questa: il potenziamento della linea storica. Il miglioramento tecnologico di tutta la linea e nuovi binari dove si rende necessario. Per le merci proponiamo di valorizzare la linea Medio-Padana che corre tra Monselice e Genova passando per Tortona. Questa è l’opera che vogliamo! Questa è l’opera che andrebbe a beneficio di tutti a cominciare dai pendolari e dai turisti che arrivano sul Garda e per il trasporto delle merci sulla ferrovia.

QUESTIONE AMBIENTALE

Oltre ai problemi di opportunità economica succitati, vi sono innumerevoli problemi di natura ambientale: il concetto che vogliamo ribadire qui è che nessuno ci parla del valore del CAPITALE NATURALE: QUANTO VALE UN BENE NATURALE, UN LAGO, UN FIUME, UN PRATO, UNA SPECIE DI UCCELLI, UN PAESAGGIO?

  • Il Santuario del Frassino, di origine cinquecentesca, sarà circondato da cantieri e scavi che mettono a serio rischio la sua stabilità. Per la sua salvaguardia il CIPE (del. 42/2017) ha previsto numerose prescrizioni tra le quali un monitoraggio ante e post operam, che dovrebbero essere svolti da figure professionali all’interno di un Osservatorio Ambientale che non è stato ancora definito.

  • Il Laghetto del Frassino, risorsa naturale importantissima, per le numerose specie di uccelli migratori che transitano, inserito nella Rete Natura 2000 come SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zona di Protezione Speciale) è a rischio: il TAV interferisce con gli immissari del laghetto, e ne comprometterebbe l’approvvigionamento idrico per il 10-15 % all’anno, e provocherebbe l’inquinamento della falda stessa.

  • Terre e rocce da scavo: Il progetto prevede numerose gallerie, dove si potrebbero verificare gli stessi problemi di Firenze, in un territorio già fortemente compromesso in termini ambientali. Lo scavo delle gallerie prevede l’uso di sostanze chimiche e schiumogeni per ammorbidire il terreno; il materiale che ne esce è da considerare quindi rifiuto da trattare secondo la normativa vigente e non sottoprodotto da riutilizzare in altri punti dell’opera.

  • Rischio idrogeologico : impatto sulle falde acquifere dell’alto mantovano. La realizzazione della galleria Lonato-Desenzano, profonda 40 metri, provocherebbe un impatto idrogeologico imprevedibile al territorio delle Colline Moreniche del basso Garda e piana sottostante, dove sono presenti i pozzi che alimentano gli acquedotti comunali per un bacino di oltre 100.000 abitanti di 15 comuni dell’Alto Mantovano (da Monzambano a Canneto sull’Oglio).

  • PFAS Aggravamento disastro ambientale: Il tracciato AV-AC attraversa la zona toccata dal problema dei PFAS, in particolare a partire dalla frazione di Lobia di San Bonifacio e continua nei comuni vicentini, e costituirebbe un ulteriore aggravamento dell’inquinamento di questa zona, essendo necessari milioni di litri d’acqua, per il cui approvvigionamento si rischierebbe la messa in comunicazione della falda acquifera ancora sana con quella inquinata. Non valutare seriamente questo gravissimo rischio per la salute pubblica che ha un valore inestimabile, equivale a nascondere la testa sotto la sabbia, poiché i dati sull’inquinamento da PFAS sono ormai ampiamente noti. Chiediamo quindi che venga seriamente valutato il rischio di aggravamento di disastro ambientale, per l’allargamento della zona contaminata da PFAS.

  • Sismicità: Inoltre per quanto riguarda il problema della sismicità del territorio, vi è la necessità di adeguare il progetto esecutivo alle NTC del 2008 (Nuove norme tecniche di costruzione, con aggiornamenti importanti per la costruzione di viadotti e ponti).

Noi chiediamo infine che come per quanto accaduto per la tratta Mestre- Trieste, dove non si realizzerà più l’Alta Velocità ma sarà realizzato il potenziamento della linea esistente, anche per la nostra tratta, soprattutto alla luce nelle enormi problematiche ambientali che pone, venga valutato l’ammodernamento della linea esistente e l’utilizzo di linee esistenti sottoutilizzate, come la Medio Padana , che corre da Monselice a Tortona-Genova.

Dubbi sul 5 G

Decine di scienziati nel mondo lanciano appelli all’OMS sui danni del 5 G e malgrado le loro petizioni non vengono ascoltati. Gli articolo che loro pubblicano sono scientifici  ed è ora che li leggiamo integralmente.

International Appeal: Stop 5G on Earth and in Space

International Appeal: Stop 5G on Earth and in Space – Global Research

To the UN, WHO, EU, Council of Europe and governments of all nations We the undersigned scientists, doctors, environmental organizations and citizens from (__) countries, urgently call for a halt to the deployment of the 5G (fifth generation) wireless network, including 5G from space satellites. 5G will massively increase exposure to radio frequency (RF) radiation on …

Source: www.globalresearch.ca/international-appeal-stop-5g-on-earth-and-in-space/5666602

Dedicato a tutte le donne

Alcune riflessioni personali oggi 8 Marzo 2019. Sulle donne si è detto molto e molto anche scritto ma niente ha mai potuto ripagare quello che hanno subito nei secoli. Da oggetto di scambio a prede di razzie, da indice di tentazione ed demonio alle torture più efferate. Dalla schiavitù totale, ai tripli lavori . Donne uccise alla nascita oppure considerate al pari di animali da riproduzione. Donne che si sono adattate e sono sopravvissute al giurassico mondo maschile. E poi qualcuno si meraviglia che siano combattive, instancabili, tenaci fino allo spasimo, che lottino per i loro figli, che siano nonne amorevoli e sagge. Donne, a volte dileggiate al pari di galline, canzonate come oggetti da mettere in riserva quando un po’ invecchiate. Eppure vivono più degli uomini, hanno una intelligenza in più, e forse soffrono anche di più di un uomo. Definire le donne è un arcano della vita sulla terra, ma è ancora più difficile capire gli uomini, la religione, le strutture sociali che umiliano le donne, le vedono come serve, che le spogliano dei diritti, che le violentano e le uccidono solo per gelosia e possesso. Già! All’uomo le case chiuse in cui andare a divertirsi, alle donne, chiuse in case, a subire quella che uno definisce la professione più vecchia del mondo. Anche qui, umiliate, al pari di un buco senz’anima, senza un dignità solo mediatrici di piacere e denaro compensatorio. Bella coscenza cari uomini. E poi festeggiatele, ma da uomo non credo sia giusto farlo un giorno all’anno. Ci hanno regalato, l’arte, l’eleganza, la pazienza, i sogni e le emozioni, Ci hanno regalato figli e sofferenza, e non si sono mai arrese. Donne giuste od ingiuste, non sta a noi uomini giudicarle. Fra passato e presente possiamo solo guardare al futuro e cercare di rispettarle, a pari dignità, a pari diritti, come pari, esssre a fianco di una donna è una meraviglia, avere una donna dietro è una vergogna.  Io la penso così. A tutte le donne per tutti i giorni dell’anno. Stefano Cobello

Accettare o non accettare un mondo diseguale

Leggendo questo articolo ho fatto parecchie riflessioni. Mi sono chiesto perchè siamo insensibili ai cambiamento ed ai modelli di altri paesi. Un tempo 20 anni fa’ si celebravano le liberazioni dei paesi sud-americani, ora il tutto è ovattato , distante. Eppure nulla è cambiato,.  Si forse ora non si uccidono più gli Allende o i civili che non volevano una dittatura liberista imposta degli USA, ma si costruisce un mondo di uguaglianza di diritti ma inegualità delle possibilità.

a Voi l’intervista a Tomas Hirsch

Tomás Hirsch: Cile, un sistema profondamente inumano

04.03.2019

Tomás Hirsch: Cile, un sistema profondamente inumano
Il “modello cileno”, mostrato all’estero come il più grande successo del neoliberismo, presenta una realtà molto diversa per milioni di famiglie cilene,” ha affermato Tomás Hirsch, deputato del Partito Umanista Cileno (Frente Amplio), in un intervista con ALAI. Questo si esprime nell’aumento della disparità di reddito e della concentrazione della ricchezza e nell’indebitamento soffocante in cui affonda la maggioranza dei lavoratori. Infatti, “tutti gli indicatori ci pongono come uno dei paesi più diseguali nell’OCSE, con i tassi peggiori di istruzione, sanità, pensioni, qualità delle abitazioni, aree verdi per abitante …”, aggiunge.

Questo “sistema profondamente inumano” non dà priorità alla qualità della vita. Di seguito, uno scambio sulle linee guida politiche del governo cileno, che mettono in discussione la sua qualità morale per poter criticare il Venezuela.

Deputato, il giudizio critico del Presidente Sebastián Piñera sul governo costituzionale di Nicolás Maduro in Venezuela è conosciuto, per quanto riguarda l’attacco da parte del gruppo di Lima e dell’OAS contro la Rivoluzione Boliviana. Vorremmo rivedere alcuni aspetti del vostro paese per verificare la coerenza nell’atteggiamento del governo cileno.

La posizione del presidente Piñera è di un’incoerenza che rasenta il surrealismo politico. Il Cile dev’essere l’unico paese al mondo che, 29 anni dopo la fine della dittatura, ha ancora una Costituzione generata durante la dittatura, scritta da un piccolo gruppo di uomini di estrema destra senza dibattito, “votata” senza registri elettorali, progettata per perpetuare un sistema profondamente antidemocratico. Tranne qualche piccolo aggiustamento, rimane la stessa che manteneva al potere il dittatore Augusto Pinochet. Per quasi 20 anni abbiamo avuto senatori selezionati puntando il dito e un sistema elettorale totalmente truccato. E poi vogliamo dare lezioni sulla democrazia?

Il Cile, pur vantandosi a livello internazionale del suo supposto successo economico, ha una delle peggiori distribuzioni di reddito del pianeta, con un salario minimo vergognoso che non è sufficiente per la sussistenza del milione di lavoratori che lo ricevono. E intendiamo dare lezioni sui diritti sociali? Il sistema pensionistico cileno, anch’esso creato in regime di dittatura e mantenuto dal potere degli affari sul mondo politico, fornisce pensioni misere, vicine al 25% del salario percepito al momento del pensionamento. È una vera e propria violazione dei diritti umani degli anziani. Allo stesso tempo, sanità e istruzione sono imprese e non diritti, definiti dallo stesso presidente come beni di consumo.

Il Cile è l’unico paese al mondo in cui l’acqua è privata al 100%. Le risorse di pesca sono state consegnate in forma perpetua dal primo governo di Piñera  a 7 famiglie, attraverso una legge che è stata pubblicamente riconosciuta come corrotta, approvata con tangenti a ministri e parlamentari. Rame, litio, foreste, energia, tutto, assolutamente tutto, è stato denazionalizzato e consegnato alle multinazionali, che ovviamente parlano molto bene del nostro paese.

La polizia, (i Carabineros de Chile) è indagata per la più grande rapina nella storia del nostro paese. E nel frattempo, quegli stessi carabineros continuano a uccidere i Mapuche.

Questo paese vuole dare lezioni su democrazia, giustizia, diritti umani, uguaglianza sociale? È imbarazzante persino suggerirlo.

Il Venezuela è descritto come una “dittatura” e il suo governo come repressivo. Questo è particolarmente delicato in un paese come il Cile che ha subito un violento colpo di stato contro un presidente eletto dal popolo e una sanguinosa dittatura militare per diciassette anni. Parliamo dell’attuale posizione del governo in quel periodo nefasto e dell’attuale stato di democrazia in Cile.

Sfortunatamente, ci troviamo di fronte a un “revival” della valorizzazione della dittatura e di Pinochet. Senza andare oltre, oggi (13 febbraio) uno dei principali senatori del governo si è dichiarato Piñerista-pinochetista. Si è tentato di negare le violazioni dei diritti umani durante la dittatura. Piñera ha cercato di insediare un negazionista dichiarato come Ministro della Cultura. Inoltre non va dimenticato che per la sua elezione Piñera è stato sostenuto, con sua personale gratitudine, dal “Bolsonaro cileno “, José Antonio Kast, un populista neofascista che gode del crescente sostegno dei parlamentari del governo. In Cile, secondo tutti i rapporti internazionali, le persone continuano a essere torturate, i Mapuche e i leader sociali e ambientalisti vengono uccisi. E il mantello dell’impunità ha fatto sì che nessuno dei responsabili finisse in prigione. Gli stessi condannati che violano diritti umani godono di servizi di lusso nella prigione a 5 stelle di Punta Peuco. È deplorevole dirlo, ma nell’ultimo anno abbiamo visto un governo che si sta rivolgendo con forza verso l’estrema destra.

Il governo cileno denuncia spesso presunte violazioni dei diritti umani in Venezuela. Abbiamo assistito al recente omicidio a sangue freddo di Camilo Catrillanca – una delle tante vittime – e purtroppo ci sono frequenti riferimenti a discriminazioni nei confronti del popolo Mapuche e a repressione e militarizzazione nel loro territorio ancestrale. Credete che lo Stato cileno, e in particolare il governo Piñera, rispetti e difenda vigorosamente i diritti umani?

Negli ultimi anni, non solo in questo governo ma anche in quelli dell’ex Concertación, i diritti umani sono stati ripetutamente violati, come la Commissione interamericana dei diritti umani e altre organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno affermato ripetutamente. I Mapuche sono stati assassinati a sangue freddo. I bambini Mapuche sono stati persino attaccati con i lacrimogeni nelle loro scuole e con spari a bruciapelo. E ai criminali, sempre membri delle forze di polizia dei Carabineros, non è mai capitato nulla; al massimo sono stati condannati con assurde pene teoriche. Allo stesso tempo, centinaia di bambini e adolescenti vulnerabili sono morti negli ultimi 12 anni mentre erano sotto la tutela dello Stato nel Sename (Servizio nazionale dei minori). E ultimamente, abbiamo assistito a ripetuti attacchi a diversi spazi della memoria corrispondenti ai luoghi in cui la dittatura ha torturato e ucciso, mentre il governo lascia fare e guarda altrove. Sì, possiamo dire con enfasi, sebbene con dolore, che i diritti umani sono violati in Cile.

Un altro aspetto che viene spesso criticato come uno dei maggiori problemi del Venezuela è la corruzione nei ranghi del governo. Mi parli dell’etica politica che governa in Cile.

Il modo migliore per rispondere a questa domanda è facendo un paio di esempi che tutto il Cile conosce nei particolari.

La legge sulla pesca, promulgata da Piñera nel suo primo governo, è considerata un esempio quasi perfetto di corruzione e concussione. Dozzine di parlamentari e senatori corrotti, ministri e sottosegretari che hanno ricevuto milioni di dollari, completano i paragrafi della legge redatti dalle grandi compagnie di pesca e inviati via e-mail al governo. Tutto quanto sopra è stato dimostrato dal sistema giudiziario. Risultato? La legge è ancora in vigore, con il pretesto che in Cile una legge non può essere annullata.

SQM, il più grande produttore al mondo di litio, fu dato da Pinochet a suo genero, Julio Ponce Lerou. Negli ultimi 10 anni, ha acquistato parlamentari da tutti i partiti politici del duopolio. Tutti i casi sono documentati, gli uomini d’affari hanno confessato e i parlamentari hanno riconosciuto di aver ricevuto i contributi. Risultato? Tutti hanno raggiunto “accordi” con il sistema giudiziario e nessuno di loro è stato condannato.

Solo due giorni fa è stato rivelato come Piñera nel suo primo mandato sia riuscito a ottenere una spiaggia privata di fronte a una delle sue numerose case nei laghi del sud del Cile. È un piccolo esempio di ciò che viene rivelato ogni giorno nel nostro paese: la corruzione e soprattutto l’abuso di potere sono stati integrati nella politica cilena.

La principale motivazione dei governi degli Stati Uniti e dell’Europa, che promuovono e sostengono il tentativo di colpo di stato contro il governo di Nicolas Maduro, è l’enorme ricchezza di risorse naturali del Venezuela, oggi gestita dallo Stato. Anche il Cile è un paese ricco in questo senso. Chi beneficia delle risorse naturali nel paese?

In Cile le risorse naturali hanno da tempo cessato di appartenere ai cileni. Il rame nazionalizzato da Allende con il sostegno unanime del Congresso nazionale, ora appartiene per l’80% alle multinazionali. Il litio, una ricchezza strategica, a due gruppi economici, le risorse di pesca sono state date a 7 famiglie, l’acqua è privatizzata -un caso unico al mondo- l’energia è gestita interamente da gruppi multinazionali. E a parte questo, le pensioni sono gestite da quattro gruppi stranieri. L’intero paese è in mani private.

La politica estera del Cile sembra non avere alcuna autonomia ed essere automaticamente allineata con i piani degli Stati Uniti. Qual è la ragione?

C’è una foto vergognosa che circolava sui social network qualche tempo fa. Durante la sua visita negli Stati Uniti, quando incontrò il presidente Trump, il presidente Piñera gli mostrò una bandiera degli Stati Uniti che conteneva una piccola bandiera cilena. Vedere l’immagine riprodotta nel mondo intero è stata una vergogna nazionale, ma allo stesso tempo una verifica della misura in cui questo governo, senza alcuna dignità, si allinea con il governo e le politiche interventiste degli Stati Uniti. Lo stesso accade al momento della firma dei trattati internazionali, in cui il Cile ha accettato condizioni assolutamente sfavorevoli per le piccole e medie imprese nazionali. Dietro questo atteggiamento servile ci sono chiaramente interessi economici al lavoro. Il diritto politico e commerciale cileno è profondamente legato agli interessi degli Stati Uniti e lo stesso presidente fa parte di questo legame.

Gli attacchi continui dei governi di destra contro il Venezuela sono un modo per distogliere l’attenzione dai problemi che riguardano i loro paesi? Oltre a ciò che è già stato detto, cosa si dovrebbe cambiare in Cile?

Il Cile ha bisogno di passare dall’attuale democrazia “formale” a una vera democrazia, con un’efficace partecipazione sociale. Per questo, la prima cosa è darci una nuova Costituzione generata attraverso un’Assemblea Costituente. D’altra parte, dobbiamo avanzare in modo rapido verso uno stato che garantisca i diritti sociali fondamentali. Recuperare le nostre risorse strategiche è un altro compito urgente. A livello internazionale, dobbiamo integrarci in modo costruttivo con l’America Latina, contribuendo al rafforzamento dei diritti umani e della democrazia nella regione.

Il Cile deve smettere di fingere di essere ciò che non è. Deve smetterla di dare “lezioni” ad altri paesi e concentrarsi sulla risoluzione dei molteplici ed enormi problemi sociali che abbiamo qui.

Articolo pubblicato su Revista América Latina en Movimiento Por el patio trasero 19/02/2019

Israele e diritti dell’uomo

Una Commissione d’inchiesta del “Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite” ha dichiarato lo scorso 28 febbraio, nel corso di una conferenza stampa tenutasi al Palazzo delle Nazioni Unite di New York, che la risposta di Israele alle manifestazioni a Gaza nel 2018 «può costituire crimini di guerra o crimini contro l’umanità». Si tratta di centinaia di omicidi a distanza di bambini palestinesi, donne e giovani senza alcun motivo. ecco il report dell’ONU sugli omicidi. A pagina 8 si sottolinea :

Abed was a resident of theNuseirat refugee camp. Israeli forceskilled him with a shot to the abdomen as he stood in a crowd of demonstrators approximately 150 m from the separation fence. Naji Abu Hojayeer (24)Naji, a mechanic from theBureij refugee camp, was killed with a shot to the abdomen by Israeli forces as he stood wrapped in a Palestinian flag, 300 m from the separation fence. Yousef Kronz (19)Israeli forcesshot Yousef, a student journalist, in the legs with two bullets in immediate succession.He was wearing a blue vest marked “Press”while photographing the demonstrations approximately 800 m from the separation fence. His right leg had to beamputated.(b)At the North Gaza demonstration site: Mohammad Kamal Najar (25)Mohammad, from Jabaliya, was killed when Israeli forcesshot him in the abdomen as he approached a woundedfriend approximately 50 m from the fence, and threw stones at the Israeli soldiers. Tha’ier Rabaa(30)Tha’ier, from Jabaliya, was shot in the thigh by Israeli forcesapproximately 30 m from the separation fence. He died of his injuries a week later.Mohammad Ajouri (17)Israeliforcesshot Mohammad, a student athlete, in the back of his right leg as he gave onions to demonstrators to relieve tear-gas symptoms, approximately 300 m from the fence. His leg had to beamputated.Abdel Fatah Nabi (18)Israeli forceskilled Abed, from Beit Lahia,when theyshothim in the back of the head as he ran, carrying a tyre, away from and about 400 mfrom the separation fence.Bader Sabagh (19)Bader,from Jabaliya, was killed by Israeli forces when they shot him in the head as he stood smoking a cigarette 300 mfrom the separation fence.(c)At the Gaza City demonstration site:Schoolboy (13)Israeli forcesshot a schoolboy in the leg as he stood in a crowd on Jakkar Street, approximately 300 mfrom the separation fence.(d)At the Khan Younis demonstration site: Schoolgirl (13), Marwan Qudieh (45) and two woundedIsraeli forcesinjured a schoolgirl with bullet fragmentation. As she lay on the ground, four men attempted to evacuate her. The forcesshot three of them, killing Marwan Qudieh (45) from Khuzaa village and injuring a potato seller and another man in the legs. One of the rescuers had to have a leg amputated. Jihad Abu Jamous (30)Jihad,a resident of Bani Suheila, was killed by Israeli forces by a shot to the head,approximately 300 mfrom the separation fence.(e)At the Rafah demonstration site:Ameen Abu Mo’amar (25)Ameen,from Al-Soufi neighbourhood, was killed by Israeli forces with a shot to the abdomen as he stood in a crowd,approximately 60 m from the separation fence. Maryam Abu Matar (16)Maryam,a schoolgirl from Rafah, was shot in the leg by Israeli forces as she stood witha small groupof girls waving Palestinian flags,approximately 50 m from the separation fence.Alaa Dali (21)Alaa,a member of the Palestinian cycling team, was shot by Israeli forces in the leg as he stood holding his bicycle, wearing his cycling kit, watching the demonstrations, approximately 300 m from the separation fence. His right leg had to beamputated, ending his cycling career.45.Israeli security forces woundeddemonstrators as far as a kilometre away from the separation fence. In one case, theyshot a 21-year-old student in both legs minutes after he arrivedat the Bureij demonstration site.46.Overall, at the demonstrationsheld on 30 March, Israeli forceskilled18 peopleand wounded703 people with live ammunition;another 62 people were wounded by bullet fragmentation or shrapnel. The youngest casualty was a two-year-old, woundedin the head;the oldest,a 71-year-old woman shot in the legs.

L’intero rapporto scaricabile dal sito dell’ONU qui

A_HRC_40_74

Allegati

Femminicidio: il silenzio delle donne

Carissimi amici pubblico sul mio blog un bellissimo articolo della psicoterapeuta Antonia Murgo che reputo molto dettagliato e ben coerente con lo spirito con cui dovremmo confrontarci. Non è un articolo per le donne ma dalle donne agli uomini. Una denuncia semplice deiretta, schietta. Buona lettura. Stefano Cobello

Art 3 della Costituzione:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Le parole ”Tutti i cittadini… sono uguali davanti alla legge,senza distinzioni di sesso”,le si devono a Teresa Noce Longo una delle 21 donne dell’Assemblea costituente.

Le donne Costituenti erano un piccolo drappello di 21 su più di 500 componenti dell’Assemblea, ma da allora non è cambiato molto, la rappresentanza femminile all’interno delle istituzioni non è aumentata in rapporto al tempo trascorso. Siamo ancora lontani, non solo dalla democrazia paritaria, ma neppure da una presenza dignitosa delle donne nelle istituzioni, nei luoghi politici, dove si assumono le decisioni. La nostra democrazia appare ancora molto maschile. Le proposte di legge presentate o annunciate, la raccolta di firme su una proposta di iniziativa popolare perché ogni genere sia rappresentato in modo paritario, indica che si comincia ad avvertire, nell’opinione pubblica, la necessità di porre rimedio ad una situazione che colloca il Parlamento italiano,secondo le statistiche dell’Unione Interparlamentare,al 75° posto nella graduatoria mondiale. Alle donne nel corso della storia non è stato regalato niente, anche il diritto al voto non è stata una graziosa concessione o il riconoscimento naturale di un loro diritto è stato dato con una motivazione che riconosceva loro il prezioso e centrale compito svolto durante la guerra, come si legge da un resoconto di una delle 21 donne della Costituente,Gallico Spano Nadia. Ecco nel suo ricordo l’esercizio del diritto di voto delle donne: «Il voto alle donne in Italia da parte dei partiti fu un riconoscimento unanime in forza dei meriti acquisiti durante la guerra, cioè l’aver retto l’intelaiatura della società in anni in cui gli uomini erano assenti. Noi donne abbiamo accettato questa impostazione, anche se avremmo dovuto affermare invece il principio del diritto naturale. Tutta la propaganda elettorale per l’assemblea costituente e per il referendum si rivolgeva alle donne che dovevano votare per il prigioniero o per il bambino, per la saggezza amministrativa, cioè sempre per gli altri. Nessun richiamo, mai, era al diritto per sé.

Anche il delitto d’onore e il matrimonio riparatore dovranno aspettare il coraggio e la determinazione di una donna o è meglio dire di una bambina affinché possano uscire dal codice civile come argomenti che legittimano di fatto la violenza su donne,fidanzate,mogli, e si dovrà attendere il 1981 per vedere abrogato l’articolo 544.

Franca Viola fu la prima donna a rifiutarsi alle “nozze riparatrici”. All’epoca dei fatti il 1965 era una ragazzina di 17 anni,viveva con la sua famiglia ad Alcamo, venne rapita e violentata. Allora la legislazione italiana, con l’articolo 544 del codice penale, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di una minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore“, contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerata oltraggio alla morale e non reato contro la persona. Franca Viola si rifiutò di sposare il suo aggressore e la notizia del suo rifiuto fece tanto scalpore da imporre una riflessione sull’abrogazione dell’articolo 544 del codice penale.

Ma dovranno passare ancora sedici anni prima dell’effettiva abrogazione della norma inutilmente invocata a propria discolpa dall’aggressore: l’articolo 544 del codice penale sarà abrogato dall’articolo 1 della legge 442, emanata il 5 agosto 1981, che abolisce la facoltà di cancellare una violenza sessuale tramite un successivo matrimonio. E si deve aspettare il 1996 perché lo stupro sia legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato “contro la morale”, bensì “contro la persona”.

Se ci soffermiamo un momento sull’articolo 544 non si può non pensare a quanto sia perversa e crudele una legge che espone “legalmente” una vittima per tutta la sua vita ad un aggressore, e tuteli di fatto lo stupratore in modo che non debba rispondere del suo reato. Chi è riuscito a concepire una legge si fatta era figlio di una cultura sadica e inumana contro le donne. Ma quella cultura non ha fatto molti passi avanti se per esempio solo nel 2009 lo stalking viene riconosciuto come atto persecutorio e entra a far parte dei reati contro la persona ma per giungere finalmente alla definizione di reato molte donne dovranno morire. Gli esempi sopra riportati sono solo due dei tanti casi di donne che con il loro coraggio e la forza morale hanno cercato di cambiare l’ingiustizia della loro situazione.

La storia fatta dagli uomini, quando si è trattato di donne, le ha sempre condannate all’oblio.

Per millenni la donna ha dovuto subire la spoliazione di ogni diritto e di ogni visibilità sociale. Una donna non poteva fare testamento, dedicarsi alle arti e alle professioni, non poteva studiare, non poteva entrare in politica o assumere cariche sociali, ancora oggi subiamo il retaggio di queste leggi arcaiche, per esempio, nell’obbligo di attribuire al proprio figlio il cognome del padre. Fra l’altro l’Italia sta ancora discutendo sull’opportunità di cambiare questa legge che in altri paesi è stata già modificata. Un immane processo storico di emarginazione, di rimozione delle espressioni femminili di autonomia in tutti i campi. Dice Marina Valcarenghi (L’aggressività femminile) “Davvero non sono stati uno scherzo questi millenni. Come avrebbe potuto affermarsi un modo così radicale e per così tanto tempo una completa subordinazione di una metà del genere umano senza uno stato di necessità”. Le donne sono diventate “deboli” per la scelta della Storia (che è Storia dell’uomo) che poteva solo accogliere gesta di eroi maschili e si sono lasciate deprivare di ogni diritto introiettando l’idea di essere inferiori e di valere poco (non a caso, oggi, si parla ancora di “pari opportunità” senza gradi impegni collettivi in tal senso). Come direbbe Simon Weil, la donna é nel conto (del mondo) senza contare. Secondo un rapporto dell’ UNIFEM il fondo ONU per lo sviluppo delle donne,”la violenza sulle donne nel mondo, è la forma più pervasiva di Violazione dei diritti Umani conosciuta oggi che devasta vite disgrega comunità e ostacola lo sviluppo.

Le donne non chiediamo la parità.

La parità è un nostro diritto naturale che oltre ad essere sancito dalla costituzione, è nell’ordine morale alla base della struttura portante di una società democratica e civile. La donna non è debole. Chiamare la donna sesso debole è una diffamazione, è un’ingiustizia fatta dall’uomo alla donna. Se per forza si intende la forza bruta, allora la donna è un essere meno brutale dell’uomo. Se per forza si intende potenza morale, allora la donna è incommensurabilmente superiore all’uomo. Non ha essa maggiore intuizione, maggiore prontezza di sacrificio, maggiore capacità di sostenere la sofferenza, maggiore coraggio? Senza essa l’uomo non potrebbe essere. Il futuro è con la donna”. Gandhi

Invece si vedono costrette a fare la conta delle vittime, in questo tempo di barbarie, nel medioevo della ragione ci vediamo costrette a sciorinare numeri e statistiche e dati che non avremmo mai voluto raccogliere e conoscere.

Il termine femminicidio viene introdotto dall’antropologa messicana nel 1993 Marcela Lagarde per comprendere:

« La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia »

I dati riguardanti le violenze subite dalle donne sono agghiaccianti,soprattutto se riferiti ad una società che si definisce civile. E’ la prima causa di morte tra le donne nel mondo. Mentre gli omicidi sono diminuiti di 2/3 in venti anni il femminicidio resta stabile. In Italia i dati raccolti da un recente sondaggio condotto da Intervita Onlus un’associazione non governativa ( in altri paesi per esempio, l’Inghilterra, un’indagine con gli stessi obiettivi è stata interamente finanziata dal governo), fotografano una realtà che ci posiziona agli ultimi posti tra i paesi più violenti contro le donne.

Una donna ogni tre giorni viene uccisa dal proprio marito o fidanzato e più di un milione di donne hanno subito almeno una volta molestie di varia natura. Se si calcolano gli atti di violenza in totale,si arriva a 14 milioni:26 violenze al minuto subite dalle donne in Italia nel 2012. Nell’inchiesta ”Quanto costa il silenzio?”,  le spese sociali conseguenti al femminicidio sono distinte per categorie. Per far fronte ai disagi derivati dalla violenza sulle donne, sosteniamo  spese sanitarie per 460 milioni di euro, psicologiche  per 158,7 milioni, 44 milioni di euro per farmaci, costi giudiziari  per 235,7 milioni, costi per le spese legali per i servizi sociali dei  Comuni e dei centri antiviolenza. Non sono stati tralasciati neppure  gli effetti dei moltiplicatori economici per la mancata produttività per le donne che subiscono violenza e lasciano il lavoro. A tutto questo si somma la spesa maggiore della sofferenza umana, stimata di 14,3 miliardi di euro. Un dato che è stato quantificato prendendo in considerazione gli impatti personali e familiari conseguenti e il suo calcolo  si basa sui risarcimenti dei danni in caso di incidenti stradali. Anche se non sono incidenti non dobbiamo dimenticare che una vita perduta, in qualsiasi caso, ha un suo valore economico.

I 17 miliardi di euro sono calcolati per difetto. Se pensiamo che l’Italia è un paese dove poche (18%) sono le donne che considerano la violenza subita un reato e pochissime(7%) di loro denunciano  di aver subito maltrattamenti, comprendiamo che la violenza di genere, nella sua dimensione sommersa, si identifica in un fenomeno soprattutto culturale, dove l’abuso subito diventa una specie di colpa inconfessabile. Il silenzio che accompagna la violenza vissuta è il dramma principale e il fattore che incentiva e rigenera il femminicidio. 

Si cerca quindi di mettere a punto uno strumento adeguato che possa rilevare la violenza e renderla visibile. Attraverso la compilazione di un protocollo adeguato di rilevamento si è riusciti a individuare i casi di violenza che prima venivano registrati come “incidente domestico”, un esempio: nel solo pronto soccorso padovano da quando è stato applicato un corretto protocollo di rilevazione dei dati i casi di donne finite al pronto soccorso per violenza subita dal compagno, marito, fidanzato è passato dai 30 casi del 2011 a 700 nel 2013.

C’è ancora molto da fare e servirebbero risorse.

Le associazioni sul territorio che si impegnano per la tutela delle donne vittime di violenza denunciano la grande assenza dello stato e dichiarano di non aver mai ricevuto i sei milioni che lo stato aveva promesso loro, affermano che riescono a sopravvivere solo grazie al lavoro dei volontari. Anche l’indagine condotta da Intervita è un’indagine che nasce per caso,infatti, occupandosi di bambini in difficoltà ha cominciato ad incontrare attraverso i bambini anche le loro madri e a scoprire che dietro un bambino in difficoltà si nascondeva una donna in difficoltà quasi sempre vittima di violenza,così si fa strada l’esigenza di capire ed approfondire una realtà perlopiù sommersa ma che con il passare tempo assume sempre più le caratteristiche di una vera e propria emergenza. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, ma soprattutto le forze politiche ad attivarsi affinché si intervenga al più presto, ha pensato di tradurre in costi sociali la violenza affinché il silenzio omertoso di una cultura contro le donne possa iniziare ad interrogarsi ed attivarsi. Facciamo riferimento alla cultura perché da un’ulteriore analisi risulta evidente la stretta relazione tra l’ampiezza del fenomeno della violenza sulle donne e l’impoverimento culturale che stiamo registrando nel nostro paese e anche qui i dati sono allarmanti come a confermare interconnessione tra i due fenomeni. In fatto di cultura, fra tutti i paesi dell’Unione Europea,l’Italia è quella insieme alla Romania, con la percentuale più bassa di laureati: 13,8 % nel 2012. Solo i trenta quarantenni contro una media europea del 30%. Ma gli iscritti all’università continuano a calare. Dal 2003/ 2004 al 2011/2012 c’è stato un calo di 58.800 studenti pari al -17% è quanto emerge da un recente documento del Consiglio Universitario Nazionale,che segnala inoltre che per il 2013 il calo complessivo si annuncia intorno al 20% .Un dato non irrilevante è quello che fa registrare un calo del 27% degli studenti nelle aree umanistiche e del 28,7% nelle aree sociali. La paura di non trovare lavoro spinge i pochi che si iscrivono all’università verso ambiti tecnici,scientifici o sanitari anche se per un paese che vede svuotarsi le aule di area umanistica certamente non è un bel segnale. Complessivamente il 71% degli italiani si trova sotto il livello di comprensione di un testo scritto di media lunghezza, il 5% è totalmente incapace di decifrare lettere e numeri e il 33% appena in grado di leggere e scrivere. In Italia non si investe nella cultura, nella scolarizzazione e nell’ educazione permanente degli adulti da decenni con il risultato di avere di fronte, un italiano medio,fragile e manipolabile. Eppure l’industria culturale italiana intesa in beni culturali, oggi fattura 75 miliardi di euro e crea un indotto enorme. Con la cultura non si mangia! Affermò un uomo politico che di cultura non ne sapeva niente. La cultura è fattore di identità e coesione sociale,e proprio per questo nel lungo periodo,contribuisce a rendere un paese più combattivo anche economicamente. I tagli alla scuola pubblica, la mancanza di investimenti nella cultura e la violenza contro le donne ci procurano un danno sociale ed economico enorme. Per fermare la violenza contro le donne,la disuguaglianza e la discriminazione delle quali sono vittime è necessario intervenire quindi su un piano che coinvolga anche gli aspetti culturali della società nella quale viviamo e riconsideri i modelli educativi. Perché sia data alle donne l’opportunità di vivere da cittadine libere in una società in grado di garantire sicurezza, rispetto dei diritti e sappia restituire loro quella parità ancora molto lontana dall’essere realizzata, investire nella cultura rappresenta un’irrinunciabile punto di partenza. Concludo dicendo, giunti a questo punto, è importante che ognuno di noi si interroghi se possa ritenere ancora accettabile che una madre, una sorella, una figlia, possano subire violenza, maltrattamenti e discriminazioni in quanto donne. Ma dobbiamo chiederci anche e soprattutto, giunti a questo punto, se ognuno di noi possa ritenere ancora accettabile che un padre, un fratello, un marito, un figlio, possano essere degli stupratori e violentatori. Perché la violenza contro la donna è il prodotto di una cultura che la nutre e la ospita coltivandola nelle coscienze di tutti.

Active Denial System (ADS) e il 5 G

5 G pro e contro. Ma ne vale la pena?

Praticamente, l’esercito degli USA ha sviluppato un’arma non letale, chiamata Active Denial System (ADS), che usa le “millimiter waves” a 95 GHz per penetrare il bersaglio ed istantaneamente farlo spostare, nel video c’è una piccola dimostrazione. Chiaramente, le frequenze a cui lo avremo noi non saranno queste, ma la rete 5G supporta fino a 100 GHz, non si sa mai no?
Qualcosa su cui vorrei si facessero studi è : il 5G può influenzare le capacità cerebrali? La scienza comunque a questa domanda non credo potrà mai rispondere, e se anche i pensieri potessero venire influenzati indirettamente da questa nuova rete? Probabilmente stiamo esagerando con le supposizioni.

Ancora, qui potete ascoltare l’intervento della Dr.essa Sharon Goldberg del Michigan al Senato

5G : balle mortali? – Medicina a piccole dosi

5G : balle mortali? – Medicina a piccole dosi

Quanto sarà bella la società in 5G? Quanti rischi correremo immersi in questa nuova rete?

Source: www.medicinapiccoledosi.it/ambiente/5g-balla-mortale/

Cosa vogliamo fare?

Continuare così? Basta plastica.

How does plastic end up in our oceans?

How does plastic end up in our oceans?

A truckload of plastic is entering our oceans every single minute. But how does it get into the sea? Find out by watching this fascinating video. If we act t…

Source: youtu.be/Our5CZz5qoU

Nuove forme di colonizzazione

La Falsa filantropia francese controlla e uccide le economia di diversi paesi africani.  A voi il video

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