Storicamente e politicamente esistono prove documentate che Israele ha agevolato e tollerato la crescita di Hamas, sia nelle sue fasi iniziali negli anni ’70 e ’80, sia in chiave moderna sotto i governi di Benjamin Netanyahu.

Due fasi storiche e le motivazioni strategiche di queste politiche.

1. La fase iniziale (Anni ’70 – ’80): Il contrasto al nazionalismo laico

Nelle sue origini, Hamas non nasce come gruppo armato, ma come ramo palestinese dei Fratelli Musulmani attivo nella beneficenza, nell’educazione e nella religione (l’organizzazione si chiamava Mujama al-Islamiya, fondata dallo sceicco Ahmed Yassin).

  • L’obiettivo di Israele: All’epoca, il principale nemico di Israele era l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) guidata da Yasser Arafat, di stampo laico, nazionalista e sostenuta dai movimenti di sinistra.
  • Cosa fece Israele: L’amministrazione militare israeliana a Gaza tollerò e in parte autorizzò la costruzione di moschee, scuole e centri di assistenza gestiti dagli islamisti, vedendoli come una forza puramente religiosa e un utile contrappeso politico per dividere il fronte palestinese e indebolire l’OLP.
  • In seguito, diversi ex funzionari militari e d’intelligence israeliani (come Avner Cohen, responsabile degli affari religiosi a Gaza negli anni ’80) ammisero che facilitare la nascita del movimento islamista fu un «grave errore di calcolo». Quando alla fine degli anni ’80 Hamas creò la sua ala militare e adottò la lotta armata contro Israele, l’atteggiamento di Tel Aviv cambiò radicalmente.

La strategia di Netanyahu ( Anni 2010 – 2023): “Divide et Impera”

Negli ultimi 15 anni, la relazione indiretta tra il governo israeliano e Hamas ha assunto una forma diversa, sintetizzata dalla politica del “divide et impera” (divide e impera).

  • Separare Gaza e Cisgiordania: Dopo che Hamas prese il controllo della Striscia di Gaza nel 2007 cacciando l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), l’obiettivo politico dei governi di destra guidati da Benjamin Netanyahu divenne quello di mantenere la spaccatura tra la Cisgiordania (governata dall’ANP laica) e Gaza (governata da Hamas).
  • Scongiurare lo Stato Palestinese: Mantenendo Hamas al potere a Gaza, Netanyahu poteva sostenere di “non avere un interlocutore unico e moderato con cui negoziare la pace” o la creazione di uno Stato palestinese. Come dichiarato dallo stesso Netanyahu durante una riunione del suo partito (Likud) nel 2019: “Chiunque sia contrario a uno Stato palestinese deve sostenere il trasferimento di fondi ad Hamas, perché mantenere la separazione tra l’Autorità Palestinese a Ramallah e Hamas a Gaza evita la creazione di uno Stato palestinese.”
  • Il ruolo dei fondi del Qatar: Per anni, con l’approvazione esplicita del governo israeliano, centinaia di milioni di dollari in contanti sono stati inviati dal Qatar a Gaza attraverso i valichi israeliani per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e finanziare aiuti alla popolazione. L’idea delle autorità israeliane era che una stabilità economica minima avrebbe “comprato la quiete” ed evitato un’escalation militare da parte di Hamas.
  • Israele non ha “creato” Hamas per utilizzarla come milizia alleata, ma ne ha agevolato la nascita in chiave anti-OLP negli anni ’80 e ne ha tollerato e facilitato il finanziamento dal Qatar per anni per dividere la leadership palestinese e bloccare il processo di pace per i due Stati. Questa strategia di contenimento si è rivelata drammaticamente fallimentare con l’attacco terrorista di Hamas del 7 ottobre 2023.

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