Il rapporto dell’ONU (Global Water Bankruptcy, pubblicato all’inizio del 2026 dall’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite – UNU-INWEH) QUI documenta come molti bacini idrici e falde acquifere nel mondo abbiano superato il punto di ripristino naturale. Come si stanno muovendo i paesi, anche se ancora molto c’è da fare, verso l’enorme consumo di acqua dei data center? Questo scenario di “bancarotta idrica” mette sotto forte pressione i settori ad alto consumo d’acqua, tra cui il settore tecnologico e in particolare i data center, il cui consumo idrico è impennato negli ultimi anni a causa del boom dell’intelligenza artificiale e del calcolo ad alta prestazione (HPC).
I principali cambiamenti strategici, normativi e tecnologici che stanno interessando e interesseranno i data center includono:
Strette normative e stop ai permessi idrici
L’impiego di acqua potabile o di falda per il raffreddamento delle infrastrutture digitali sta diventando politicamente ed economicamente insostenibile nelle aree a stress idrico.
- Mani sulle concessioni: In diverse regioni (dagli Stati Uniti all’Europa meridionale), le autorità locali e le agenzie ambientali stanno negando o condizionando i permessi di costruzione per nuovi data center se questi prevedono prelievi significativi dalla rete idrica pubblica.
- Tassazione e costi variabili: L’aumento del costo dell’acqua industriale e l’introduzione di penali per il consumo durante le stagioni secche spingono i gestori verso alternative più efficienti.
Transizione verso il raffreddamento “senza acqua” o a ciclo chiuso
I tradizionali sistemi di raffreddamento evaporativo (che evaporano enormi quantità d’acqua per dissipare il calore) vengono progressivamente abbandonati o riconvertiti:
- Raffreddamento a liquido diretto (Direct-to-Chip): Un fluido termoconvettore circola in un circuito chiuso direttamente sopra i processori (GPU/CPU), rimuovendo il calore con un consumo d’acqua integrativo quasi nullo.
- Raffreddamento a immersione (Immersion Cooling): I server vengono immersi in fluidi dielettrici speciali. È una delle tecnologie più efficienti per i workload di IA e riduce drasticamente l’impronta idrica.
- Sistemi ad aria e adiabatici avanzati: Vengono utilizzati sistemi ad aria integrati che attivano l’evaporazione solo nei picchi di calore estremo, riducendo l’uso complessivo dell’acqua fino al 90%.
Obbligo di utilizzo di acque riciclate o grigie
Negli impianti in cui l’uso dell’acqua rimane necessario per motivi climatici o di efficienza energetica:
- Divieto dell’acqua potabile: Diventa sempre più obbligatorio l’uso di acque grigie, reflui industriali trattati o acqua piovana raccolta, evitando di intaccare le riserve destinate alla popolazione e all’agricoltura.
Nuova geografia dei Data Center
La disponibilità idrica (assieme all’energia pulita) sta diventando il fattore primario nella scelta della localizzazione dei nuovi centri calcolo:
- Spostamento verso Nord: Cresce l’interesse per i Paesi nordici o regioni a clima freddo, dove il raffreddamento passivo ad aria (free cooling) è praticabile per la maggior parte dell’anno.
- Abbandono delle aree in stress idrico: I progetti concentrati in aree desertiche o soggette a siccità prolungate affrontano resistenze sociali e blocchi operativi.
Trasparenza obbligatoria sulle metriche (WUE)
Come la direttiva europea sull’efficienza energetica (EED) e analoghe norme internazionali richiedono, le aziende tecnologiche devono certificare non solo il consumo di energia (PUE – Power Usage Effectiveness), ma anche il WUE (Water Usage Effectiveness).
Il WUE misura i litri d’acqua consumati per kilowattora (kWh) di energia erogata ai server. Le big tech sono incentivate a portare questo valore il più vicino possibile allo zero per evitare sanzioni e contracolpi di reputazione (Greenwashing).
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