Questa frase, spesso attribuita a Giacomo Matteotti o a Sandro Pertini, tocca il cuore dell’ordinamento democratico italiano ed è diventata un pilastro del pensiero antifascista civile. Il concetto che esprime non è solo uno slogan politico, ma ha solide basi giuridiche e storiche:
Il Fondamento Giuridico
In Italia, il fascismo non è considerato una “libera manifestazione del pensiero” perché il suo obiettivo storico e ideologico è la soppressione delle libertà altrui. Questo principio è sancito da:
- Costituzione Italiana: La XII Disposizione transitoria e finale vieta sotto qualsiasi forma la riorganizzazione del disciolto partito fascista.
- Legge Scelba (1952): Introduce il reato di apologia del fascismo, punendo chiunque promuova le idee, i simboli o i metodi propri di quel regime.
- Legge Mancino (1993): Sanziona gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.
Il Paradosso della Tolleranza
A livello filosofico, questa posizione richiama il paradosso di Karl Popper: se una società tollera tutto, anche gli intolleranti, alla fine gli intolleranti distruggeranno la tolleranza e la società stessa. Pertanto, per preservare la libertà di opinione, non si può permettere che prenda piede un’ideologia che vuole abolire tale libertà.
La Differenza tra Opinione e Crimine
- L’opinione è un giudizio soggettivo che arricchisce il dibattito pubblico (es. “preferisco una tassazione più bassa”).
- Il crimine (in questo contesto) è l’adesione a un sistema che ha storicamente utilizzato la violenza sistematica, il razzismo di Stato e la soppressione del dissenso per governare.
Definire il fascismo un crimine significa ricordare che la democrazia non è un contenitore vuoto, ma un sistema con dei “limiti invalicabili” posti a protezione della dignità umana e della libertà collettiva.
I crimini fascisti
Parlare dei crimini del fascismo significa ripercorrere un ventennio di violenze che hanno colpito non solo gli avversari politici, ma interi popoli e gruppi etnici. Per chiarezza, è utile dividerli in aree tematiche e geografiche.
Crimini interni (Contro gli italiani e la democrazia)
Il fascismo nasce e si afferma attraverso l’illegalità e la violenza sistematica:
- Squadrismo (1919-1922): Spedizioni punitive, incendi di sedi sindacali, violenze fisiche e omicidi per distruggere le organizzazioni operaie e socialiste.
- Omicidi politici: L’assassinio di Giacomo Matteotti (1924), dei fratelli Rosselli (1937), di Giovanni Amendola e Piero Gobetti (morti per le conseguenze delle percosse). A Verona furono uccisi a manganellate 150 sindacalisti perché si erano ribellati alla legge che riduceva il salario della donne al 50% di quello degli uomini.
- Tribunale Speciale: La condanna sistematica al carcere o al confino di migliaia di cittadini colpevoli solo di “dissenso politico” (tra cui Antonio Gramsci).
Crimini coloniali (Africa)
Le campagne in Africa non furono “civilizzatrici” ma veri e propri genocidi e caratterizzate da violenze atroci:
- Libia (1923-1932): Per domare la resistenza di Omar al-Mukhtar, il generale Graziani deportò 100.000 civili della Cirenaica in campi di concentramento desertici (come El-Agheila), dove morirono di fame e malattie circa 40.000 persone.
- Etiopia (1935-1936): L’uso massiccio di armi chimiche (gas iprite e fosgene), vietate dalle convenzioni internazionali, contro militari e popolazioni civili.
- Strage di Debra Libanos (1937): Il massacro di oltre 400 monaci e diaconi etiopi, accusati ingiustamente di aver protetto gli attentatori del viceré Graziani.
Crimini di guerra (Balkani e Grecia)
Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’occupazione italiana nei Balcani fu durissima:
- Circolare 3C: Il generale Mario Roatta ordinò una repressione feroce in Jugoslavia (“testa per dente”, non “occhio per occhio”), che includeva fucilazioni di ostaggi civili e la politica della “terra bruciata”.
- Campo di Arbe (Rab): Un campo di concentramento italiano in Croazia dove il tasso di mortalità (per fame e stenti) fu superiore a quello dei campi nazisti a causa delle condizioni disumane.
- Occupazione della Grecia: Le requisizioni alimentari italiane e tedesche causarono la “Grande Fame” del 1941-1942, che portò alla morte di circa 300.000 civili.
Crimini razziali e Shoah
- Leggi Razziali (1938): L’espulsione degli ebrei dalle scuole e dagli impieghi pubblici, la privazione dei diritti civili e il sequestro dei beni. Fu un’iniziativa autonoma del regime, non imposta dai tedeschi.
- Collaborazione alla Shoah (1943-1945): Durante la Repubblica Sociale Italiana (RSI), i funzionari fascisti collaborarono attivamente con i nazisti nel censimento, l’arresto e la deportazione degli ebrei italiani verso i campi di sterminio (circa 8.000 deportati).
- Risiera di San Sabba: L’unico campo di sterminio con forno crematorio in Italia (a Trieste), gestito dai nazisti con la complicità dei collaborazionisti locali.
Crimini della RSI e guerra civile
Negli ultimi due anni, le bande paramilitari fasciste (come la Banda Koch a Roma o la Banda Carità a Firenze) si distinsero per:
- Torture sistematiche contro partigiani e sospetti tali.
- Rappresaglie spietate contro i civili (spesso in supporto alle stragi delle SS, come a Sant’Anna di Stazzema o Marzabotto).
Molti di questi crimini rimasero a lungo nascosti nel cosiddetto “Armadio della Vergogna”, faldoni occultati fino al 1994 per ragioni politiche internazionali, che hanno contribuito al mito del “italiani brava gente”.
