Ecco il numero di persone uccise dai fascisti in Italia. Da questo calcolo vengono escluse le milioni di vittime subite durante una guerra criminale e le sue conseguenze nel nostro paese. Gli storici sommano le vittime in base a diverse fasi storiche (lo squadrismo, il regime, la guerra, le persecuzioni razziali) e diversi teatri geografici (Italia e colonie). Capitolo a parte ancora da esplorare in profondità merita la Shoah del Rom e Sinti, di cui saprò dirvi inseguito.
Partiamo dalla uccisioni ufficialmente riconosciute esclusivamente sul territorio italiano.
Squadrismo e ascesa al potere (1919–1924)
Durante il cosiddetto “Biennio Rosso” e la fase di insediamento del regime, la violenza delle squadre d’azione fasciste provocò la morte di migliaia di oppositori politici (socialisti, comunisti, popolari, sindacalisti, anarchici).
- Vittime in Italia: Circa 3.000 – 4.000 morti.
Tribunale Speciale, oppositori e carcere (1926–1943)
Con le “leggi fascistissime” del 1926 fu istituito il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato.
- Condanne a morte ed esecuzioni dirette: 42 persone furono giocate/fucilate direttamente su sentenza del Tribunale.
- Morti in carcere o al confino: Diverse centinaia di antifascisti persero la vita a causa di percosse, condizioni detentive disumane o assassinii mirati (tra le vittime illustri si ricordano Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, Giovanni Amendola, i fratelli Rosselli e Antonio Gramsci, deceduto poco dopo la scarcerazione).
La Shoah e la persecuzione degli ebrei italiani (1943–1945)
A seguito delle leggi razziali del 1938 e del sostegno operativo fornito dalla Repubblica Sociale Italiana (RSI) alla Germania nazista dopo il 1943:
- Ebrei deportati dall’Italia: Circa 8.000 – 8.500 – ebrei che furono arrestati da milizie fasciste e SS e deportati nei campi di sterminio (soprattutto ad Auschwitz). Ne sopravvissero meno di 1.000.
La Shoah e la persecuzione degli Rom e Sinti italiani (1943–1945)
- Si stima che tra i 2.000 e i 3.000 Rom e Sinti siano stati privati della libertà e rinchiusi dai fascisti.
- I campi principali: I fascisti crearono veri e propri campi d’internamento riservati o prevalentemente destinati a Rom e Sinti, tra cui Tossicia (Teramo), Boiano (Campobasso), Agnone (Isernia), Berra (Ferrara), Perdasdefogu (Nuoro), oltre a sezioni in campi come Ferramonti di Tarsia (Cosenza) e Gonars (Udine).
- Le condizioni: Nei campi morirono decine di persone (specialmente bambini e anziani) per malnutrizione, stenti, freddo e carenze igienico-sanitarie.
Deportazioni nei Lager nazisti (1943–1945)
Dopo l’8 settembre 1943, con l’occupazione tedesca e la nascita della Repubblica Sociale Italiana (RSI), le forze fasciste collaborarono attivamente con i nazisti nei rastrellamenti.
- Deportati dall’Italia: Sono stati documentati diverse centinaia di Rom e Sinti arrestati nell’Italia centro-settentrionale e deportati nei campi di sterminio tedeschi (principalmente ad Auschwitz-Birkenau, nello Zigeunerlager, ma anche a Lackenbach, Ravensbrück e Dachau).
- Numero stimato di deportati: Non esiste un registro unico, ma le stime storiche parlano di circa 300 – 500 Rom e Sinti deportati dall’Italia nei lager nazisti, la maggior parte dei quali non fece più ritorno.
Fucilazioni ed esecuzioni sul territorio italiano
Diversi Rom e Sinti vennero uccisi direttamente sul suolo italiano durante rastrellamenti, rappresaglie o perché uniti alle bande partigiane. Tra gli episodi documentati figurano fucilazioni di massa nell’Italia centrale e settentrionale (come in Toscana e in Veneto) ad opera di truppe nazi-fasciste.
Guerra Civile e stragi nazifasciste in Italia (1943–1945)
Durante la Resistenza e l’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale, la Repubblica Sociale Italiana (il governo fascista di Salò) operò in stretta collaborazione con l’esercito e le SS tedesche.
- Resistenza e stragi civili: L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia censisce oltre 23.000 vittime civili e partigiane. Di queste, circa il 14-20% furono perpetrate direttamente ed esclusivamente da forze fasciste italiane, mentre la restante parte fu eseguita da forze tedesche con il supporto investigativo e logistico dei fascisti locali.
- Partigiani caduti: Oltre 30.000 – 40.000 partigiani morirono nei combattimenti o per esecuzione sommaria.
Le guerre coloniali e l’occupazione dei Balcani (Vittime all’estero)
I crimini commessi dalle truppe italiane sotto la direzione diretta del regime fascista fuori dai confini nazionali includono:
- Libia (1923–1931): La repressione della resistenza libica condotta dal generale Badoglio e da Graziani portò alla morte di circa 60.000 – 80.000 civili, in gran parte a causa della deportazione nei campi di concentramento nel deserto cirenaico.
- Etiopia (1935–1941): La guerra d’aggressione e la successiva occupazione, segnate dall’uso imponente di armi chimiche (gas iprite) e dalla strage di Addis Abeba (1937), causarono tra i 150.000 e i 300.000 morti etiopi.
- Jugoslavia e Grecia (1941–1943): La repressione e l’internamento nei campi di concentramento italiani (es. Rab/Arbe) provocarono la morte di decine di migliaia di civili sloveni, croati e greci (stimati tra i 30.000 e i 50.000 morti).
Quadro riassuntivo
| Contesto | Tipo di vittime | Stima indicativa delle vittime |
| Squadrismo (1919-1924) | Oppositori politici italiani | ~3.000 – 4.000 |
| Guerra Civile e RSI (1943-1945) | Partigiani, civili ed ebrei deportati in Italia | ~30.000 – 50.000 |
| Crimini Coloniali e di Occupazione | Civili e combattenti in Libia, Etiopia e Balcani | ~250.000 – 400.000+ |
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